Qualche mese fa, nelle sale è uscito PERFETTI SCONOSCIUTI, un film di Paolo Genovese.
Eva e Rocco, una coppia sposata con figlia, invitano a cena due coppie di amici e un amico. Durante la cena, la padrona di casa Eva propone un gioco: mettere sul tavolo il proprio cellulare e, qualsiasi messaggio e qualsiasi chiamata arriverà, saranno letti ed ascoltati da tutti.
Un gioco banale, forse innocente, ma che diventa pericoloso quando si ha qualcosa da nascondere. Sembra improbabile data la confidenza, la lunga amicizia e il profondo amore che lega i protagonisti, eppure…
La vita è strana. I rapporti appaiono tutti dei legami indissolubili, catene d’acciaio che per nulla al mondo si spezzerebbero. Ma la realtà effettiva dei protagonisti e -penso -di tutti noi, è che siamo soli. In un contesto di amicizie e quasi fratellanze, ognuno di noi nasconde dei segreti, anche con l’amico a noi più fidato che appare quasi come un fratello.
Perfetti conosciuti? No, assolutamente.
Perfetti sconosciuti, perché anche il rapporto più solido è scandito da segreti, intrecci che solo la sincerità e la fedeltà potrebbero svelare.
Paolo Genovese in questa pellicola mette in luce la problematica reale di oggi. In una scatola di acciaio abbiamo chiuso i nostri segreti. Abbiamo rinchiuso noi.
Sfogliando quella scatola, scoperchieremmo il vaso di Pandora, con ogni nostra emozione e pensiero.
Dove sono finiti i rapporti veri, quelli sinceri?
In una scatola, mentre noi siamo pieni di bugie.
